Le opere di Gino Peripoli, realizzate intorno agli anni 2000 e visibili, in gran parte, nella seconda monografia (catalogo con copertina blu), rappresentano spesso volti, siano essi dipinti in primissimo piano su tela o intagliati su pannelli di legno spessi 10 centimetri. Da un lato le pitture su tela grezza sono “scolpite” da contorni fortemente marcati, dove le resine epossidiche diventano segno e creano il senso del volume e della profondità, dall’altro le coeve sculture, realizzate con la motosega, si fanno dipinti, opere da appendere. Pur nella loro plasticità, queste ultime non sono sculture a tutto tondo, ma, come i volti delle tele, giocano sul confine tra pittura e scultura, in una sintesi che punta a intensificare il linguaggio espressivo di entrambe le tecniche. I volti dipinti, così come quelli scolpiti, fanno un uso espressionistico del colore, con un cromatismo intenso, fortemente contrastato, volutamente antirealistico e simbolico. Nell’uso sfrenato di colori audaci e vibranti, così come nel dinamismo, nel forte impatto emotivo e nella realizzazione di facce distorte, le teste si ispirano alla poetica del gruppo COBRA, in uno stile originale e potente, nel contempo drammatico e lirico. I volti realizzati con la motosega, dai colori brillanti stesi a più strati per caricarne la lucentezza dei colori, sono capaci, grazie a un uso sapiente dei contrasti cromatici, di dare risalto ai volumi e agli spigoli vivi, in un dialogo di pieni e di vuoti che dà ritmo e movimento alle forme. Se le impronte della lama rendono l’estemporaneità e l’immediatezza gestuale, i grandi occhi, enormi e sproporzionati, sprigionano una profondità intensità emotiva rimandando all’inconscio, alla spiritualità, suggerendo enigmatici mondi interiori. Analogamente si può dire per le labbra, anch’esse volutamente debordanti dai contorni dei volti e contraddistinte da un rosso vivido, simbolo di sensualità e passione, come a dire che l’umano è un’alchimia inscindibile di questi due elementi primordiali che si intersecano nel profondo della vita di ciascuno. Se alcune teste sono esclusivamente in legno, altre si combinano con colate di resine espossidiche, dalle trasparenze e dallo spessore variabile, e con grumi di ceramica bianca e rossa, che paiono appena plasmati dalle mani dell’artista, dove l’estro dell’azione è come imploso e concentrato. Su questi, come in fermo-immagine, scorrono rivoli di piombo fuso e rappreso, in un’armonia dove la materia si fa colore e gesto. .
The works of Gino Peripoli, created around the year 2000 and largely documented in the second monograph (the blue cover catalogue), often depict faces, whether painted in extreme close-up on canvas or carved into wooden panels ten centimetres thick. On the one hand, the paintings on raw canvas are “sculpted” through strongly marked contours, where epoxy resins become line and generate a sense of volume and depth; on the other, the contemporary sculptures, made with a chainsaw, become paintings – works conceived to be hung on the wall. Despite their strong plasticity, these are not sculptures in the round; rather, like the faces on canvas, they play on the boundary between painting and sculpture, in a synthesis aimed at intensifying the expressive language of both techniques. The painted faces, as well as the carved ones, make an expressionist use of colour, with an intense, highly contrasted, deliberately anti-realistic and symbolic chromaticism. Through the unrestrained use of bold, vibrant colours, as well as through dynamism, strong emotional impact, and the creation of distorted faces, these heads draw inspiration from the poetics of the COBRA group, developing an original and powerful style that is at once dramatic and lyrical.
The faces carved with the chainsaw, with their brilliant colours applied in multiple layers to enhance their luminosity, are able – thanks to a skilful use of chromatic contrasts – to emphasize volumes and sharp edges, in a dialogue of solids and voids that imparts rhythm and movement to the forms. While the marks left by the blade convey immediacy and gestural spontaneity, the large eyes – huge and disproportionate – radiate an intense emotional depth, evoking the unconscious and spirituality, and suggesting enigmatic inner worlds.
A similar consideration applies to the lips, also deliberately overflowing beyond the contours of the faces and characterized by a vivid red, a symbol of sensuality and passion, as if to suggest that human beings are an indivisible alchemy of these two primordial elements, intertwined in the depths of every individual life.
While some heads are made exclusively of wood, others are combined with poured epoxy resins of varying transparency and thickness, and with clusters of white and red ceramic that appear as if just shaped by the artist’s hands, where the impetus of action seems imploded and concentrated. Across these surfaces, as in a freeze-frame, streams of molten and solidified lead run, creating a harmony in which matter becomes colour and gesture.